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Sulla scia del modesto successo che si era procurato con l’uscita dei due album incisi con gli Alogia, il chitarrista Srdjan Brankovic decide di intraprendere una strada più difficile ma senza dubbio più suggestiva. Il progetto prende il nome di Expedition Delta e prevede il coinvolgimento di vari artisti di fama internazionale in quella che si presenta come una vera e propria rock opera in minore.
Il talentuoso chitarrista serbo contatta dunque artisti quali, tra gli altri, Gary Wehrkamp (Shadow Gallery, Amaran’s Plight), Andrea de Paoli (Labyrinth), Erick Norlander (Rocket Scientist), Santiago Dobles (Aghora), Joost van den Broek (After Forever) e comincia i lavori al Paradox Music, studio dove verranno completate la registrazione e la produzione.
Chiunque mastichi un po’ di progressive metal, avrà già senz’altro notato delle analogie con i progetti di Arjen Anthony Lucassen, ed effettivamente i lavori del polistrumentista olandese potrebbero essere un punto di riferimento ideale per inquadrare il disco in questione.
L’idea di base è effettivamente simile: creare un concept album che preveda la collaborazione di una nutrita schiera di musicisti che vadano ad affiancarsi alla band originaria, in questo caso gli Alogia.
Ma le differenze esistono, eccome: potremmo infatti parlare di Expedition Delta come di un “Ayreon minori” ma, e lo dico subito a scanso di equivoci, stiamo ben attenti a non dare una connotazione negativa a questa mia audace definizione.
I concept di Ayreon sono entità colossali, opere molto lunghe ed elaborate, complesse nella loro struttura. Per trovare un esempio in campo letterario, potremmo avvicinarle al poema cavalleresco.
Expedition Delta ne è dunque la versione breve e stringata: è un racconto colorito, frizzante, omogeneo e, fattore importante, facilmente assimilabile.
Mi sia inoltre concesso un altro parallelo: quello con "Voice in the Light" degli Amaran’s Plight. Il punto in comune è ovviamente il chitarrista Wehrkamp, ma non solo quello. Rubando una definizione del labronico collega redattore di Unprogged, parlo di Expedition Delta come di un “Amaran’s Plight dalla sonorità più dure”, ma dove il gusto per la melodia rimane intatto.
Dopo questo faticoso prologo, passo a parlare della sostanza del disco.
Expedition Delta si apre con "Asunder Hearts", traccia che non potrà non ricordare il piglio gioioso proprio degli A.C.T, e nella strofa e nell’orecchiabile ritornello.
In questa opener fa la sua apparizione pure Vivien Lalu, tastierista francese autore del discreto "Oniric Metal", in questa webzine recensito.
"Fading Images", carattere catchy, è degna dinota per il sontuoso solo che la apre: la tastiera di Andrea De Paoli dei nostrani Labyrinth duetta con la chitarra di Brankovic, che si dimostra chitarrista dotato di grande tecnica e gusto nelle composizioni.
Seguono poi quattro tracce andanti a formare, insieme, un mini concept che parla di una persona che lascia la propria vita fisica attraverso la separazione della sua parte spirituale dal suo corpo.
"Self Abstract" è un pezzo di ottimo progressive metal: gli Alogia dimostrano di non essere da meno degli ospiti illustri invitati al progetto. Come sono bene interpretate le tracce seguenti: "Into the halls of eternity", con Santiago Dobles a duettare con Brankovic e la strumentale "Flight with the Mind", brillante ed elaborata, con un grande Wehrkamp sugli scudi.
Il mini concept si conclude con "The Awakening", brano che, sopra ad un soffice tappeto space, si snoda leggera, accompagnata dalla bella voce di Sabine Edelsbacher, bellissima cantante degli Edenbridge.
"Move On" si presenta come uno degli episodi migliori del disco, in pieno stile AOR: l’hard rock in maggiore dei Toto e dei Lef Leppard rivive per un attimo per poi sfociare in tutt’altra atmosfera.
Segue infatti la strumentale "Planets": Brankovic lascia campo libero agli effetti di Erik Norlander, che con maestria crea un suggestivo paesaggio spaziale: ed ecco le vivide descrizioni sonore che già avevamo gustato in "Into the Electric Castle".
Il trittico finale è degna chiusura di un piccolo gioiello. Da segnalare "Reach for the Light", in cui le chitarre puntano di nuovo su sonorità più dure, in dialogo con le evoluzioni tastieristiche di Joost Van den Broek e Rene Merkelbach.
"It Needs a Happy End": il disco finisce e il finale è più che buono. Tanto che la domanda sorge spontanea: riuscirà Brankovic a creare altri lavori del genere, senza perdere la freschezza e l’originalità dimostrate?
Ce lo auguriamo, e intanto gioiamo per la nascita di un nuovo, piccolo, umile genio.
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 | | Produzione | | Autoproduzione | | Distribuzione | | ProgRock Records | | Anno | | 2008 | | Line-Up | Srdjan Brankovic (Alogia)
Nikola Mijic (Alogia)
Gary Wehrkamp (Shadow Gallery, Amaran's Plight)
Sabine Edelsbacher (Edenbridge)
Erik Norlander (Rocket Scientists, Lana Lane)
Vladimir Djedovic (Alogia)
Richard Andersson (Time Requiem, Space Odyssey)
Andrea De Paoli (Labyrinth)
Joost van den Broek (After Forever)
Santiago Dobles (Aghora)
Alex Argento
Torsten Roehre (Silent Force)
Rene Merkelbach (Ayreon)
Borislav Mitic
Vivien Lalu (Lalu)
Miroslav Brankovic (Alogia)
Ivan Vasic (Alogia)
Irina Kapetanovic (Irina & Storm)
Mikkel Henderson (Evil Masquerade, Circusmind)
Alexandra Jankovic | | Tracklist | 01. Asunder hearts
02. Fading images
03. Self abstract
04. Into the halls of eternity
05. Flight with the mind
06. The awakening
07. Move on
08. Planets
09. Not too late
10. Reach for the light
11. It needs a happy end | | Sul Web | Sito Ufficiale
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