Il Sinister Noise ospita i Senza Nome, quintetto della provincia romana, la cui musica, giuntaci attraverso i mai troppo osannati social-network telematici, ci aveva incuriosito al punto da portarci per l’appunto al locale ostiense. Lo start, previsto per le ore 22:00, ha avuto inizio, in realtà, alla bellezza delle 23:45. Fortunatamente la compagnia fuori dalla venue non è mancata. E’ mancato invece del tutto l’audience: presente solo Unprogged al concerto. Certo, se ci fossimo dovuti basare sull’apprezzamento del pubblico, probabilmente a questi Senza Nome non avremmo dato la minima credenziale… al contrario, col senno di poi, proprio in virtù dell'essere stati gli unici ad aver goduto di arrangiamenti così piacevoli e ben pensati, sentiamo che la performance del gruppo ci sia appartenuta, in un certo qual modo. Una sensazione di intimità giustificata in primis dal contatto diretto che abbiamo avuto con la band, dovendo essa riferirsi solo a noi tre audaci viandanti. A rifletterci, poi, poteva uscir fuori una quasi-partita di calcetto.
Ma parliamo della musica: pur avendo dovuto tagliare e rimaneggiare in corsa circa un terzo della scaletta, i nostri sono riusciti a dimostrare le loro capacità nel destreggiarsi tra pop-rock a tratti goliardico, inserti di spaghetti prog a-là Banco ed Area, musica d’autore in stile De André. Il cantante-chitarrista De Marzi fornisce un’ottima prova in entrambi i reparti di competenza: addirittura, la resa vocale, in sospensione tra Stratos e De André, è sembrata più sostenuta che sul loro debut-album. Un altro punto a favore.
Segue il batterismo di Bevilacqua: è preciso, e non disdegna affatto l’approccio intuitivo; buone idee provengono anche dal basso indubbiamente più creativo che tecnico di Portelli. Piuttosto fuori contesto invece il tono piatto, da shredding, della Jackson di Mirko Mazza, oltre a risultare costantemente coperto dai compagni, complice un’acustica della location appena sufficiente a restituire l’anima sinfonica dei Senza Nome. Il contenuto melodico dei suoi assoli è comunque apprezzabilissimo, e denota anche qui una cura superiore alla media delle band in erba. Determinante il tappeto di Onorati ai tasti, vera ossatura della proposta dei Senza Nome e che si concede ogni tanto di far fluttuare con intelligenza il suono del fido Moog Prodigy. I cinque, guidati dal frontman, hanno inframmezzato di gag l’ora scarsa, dimostrando simpatia al terzetto in ascolto.
In definitiva, prendete il presente reportage come un invito spassionato a seguire i Senza Nome anche nei loro prossimi sviluppi musicali.