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Prendete l’ultimo degli Io Monade Stanca, alzatelo di un gradino sulla scala dell’efficacia, oppure prendete un episodio dei Don Caballero e sporcatelo di distorsioni e riff del peso di un macigno, spogliandolo di ogni eleganza jazz o fusion: ciò che otterrete sarà un EP sostanzialmente strumentale, dove le voci fanno capolino o per ruggire o per lanciare lamenti che fortunatamente non provocano quell’effetto di disturbo incurabile che gli Io Monade Stanca lanciano in direzione di un martirio sonoro con poche attenuanti di pena, vuoi perché le vocals degli Into My Plastic Bones si rivelano più cattive, forse più incisive, vuoi semplicemente perché sono davvero l’ago in un pagliaio sonoro.
La musica del trio torinese, in fede alle referenze di cui sopra, si sviluppa su trame sonore sovrapposte, controtempi e poca ricerca di logicità nel percorso che va a creare.
Logicità che comunque, per quanto esigua, impedisce alla noia di avanzare inesorabile e se in effetti, nel complesso, non resta che una visione distorta d’insieme, “Hidden Music” presenta un carattere generale atto a salvaguardare l’integrità del prodotto finito: i riff incisivi (in particolar modo presenti nelle ultime tracce) benché non spicchino singolarmente, non sono pochi e anche le ritmiche, nella sostanziale monocromia del tutto, fanno il loro gioco nel rendere l’esperienza quanto più varia, sempre nei limiti di un prodotto che, in vece della sua natura “grezza”, è un compatto masso di pietra in un mare di possibilità.
Ma se “grezzo” può essere l’attributo giusto per descrivere la musica degli Into My Plastic Bones, poco si addice invece alla produzione del demo, precisa e nitida, riuscendo nel tentativo quasi apparentemente contradditorio di risaltare la cattiveria e la sfacciataggine per mezzo di pulizia sonora e chiarezza di dettagli.
Resta comunque appartenente ad un genere di difficile gestione, tanto complesso quanto poco elegante, necessitante dunque di estrema meticolosità nel valutare gli aspetti espressivi di cui dispone, una meticolosità che già si intravede in questa seconda release della band torinese, ma che ancora non si può dire maturata pienamente, proprio per questo non c’è un singolo brano che spicca, non c’è un singolo riff con evidenti potenzialità espressive al di sopra di altri, ma c’è comunque una manciata di brani ossuti che creano un tutt’uno promettente, una base da cui gli Into My Plastic Bones dovranno partire.
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 | | Produzione | | Autoproduzione | | Distribuzione | | Autodistribuzione | | Anno | | 2008 | | Line-Up | Paolo - chitarra
Poli - basso
Leo - batteria | | Tracklist | 01. Spycam On Your Back
02. Paracetamolo
03. Screwed Finger
04. Lovely Lovely Lovely
05. D
06. Johnny Cage (Private Life)
07. Toxicology
08. Camel Tsunami | | Sul Web | Sito Ufficiale
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