Magnetic Mountain degli
Unsoul si apre col suono malinconico di un treno che se ne va: duplice significato evidente, se si unisce a tale sentimentalismo la forza devastante di una locomotiva lanciata a tutta velocità. Non a caso, dopo un minuto di distesa e poetica introduzione, il combo tedesco comincia la sua opera di distruzione.
Chi sono gli Unsoul? Il gruppo nasce nel 1995, ma da allora, insieme ad una tempesta di demo, promo e split, i full lenght sono state solo due. Quella di cui vogliamo parlarvi è datata 2008, e, nonostante sia di due anni fa merita tutta la nostra attenzione.
Il genere suonato da questo sconosciuto gruppo tedesco potrebbe essere definito
progressive death metal, ma non sulla linea d'onda degli
Opeth, quanto piuttosto su quella dei folli
Farmakon. La considerevole poliedricità di influenze, stili, sonorità e idee propugnate dal gruppo potrebbe però indirizzare la musica nel calderone dell'avantgarde, ricordandoci una versione meno estrema degli
Arcturus.
Dunque, chi decidesse di avventurarsi in questo trip musicale, si deve aspettare riffing molesti, voli pindarici verso generi agli antipodi: jazz, musica etnica, dark ambient, progressive rock (memorabili gli stacchi di hammond in
Rebel Prostitute) e chi più sente più ne metta.
Una particolarità del songwriting degli Unsoul è un discreto gusto per la melodia, dote rara in questo campo: ne sia a testimonianza
Swanscorpse che, tra i riffing dissestati, un po' a là
Cynic, inserisce begli stacchi melodici, che aprono l'atmosfera e danno respiro alla canzone.
Divertissement d'elettronica e temi crimsoniani in
Neverest, e, a seguire, uno splendido quadretto di sapore retrò confezionato da un pianoforte in
Contratto Senza Pietà.
Geniale accrocchio di "cose a caso" -incastonate tra loro in maniera programmatissima- è pure
Dance Your Legs Off, tra avanguardia, musica da camera, urla scimmiesche, aperture melodiche, melismi gotici e arabeggianti e ritmiche danzerecce. Una chicca di follia musicale da ascoltare a prescindere dall'acquisto (consigliatissimo) di questo disco:
Dopo una
Pre- breve, poetica ed elegante, e una
Post- breve, schizofrenica e robustissima, si arriva all'unico brano che contiene tracce di vocals in clean. Si tratta di
I Loss, che ci fa riporta alla mente il progressive metal degli
Ansur.
L'ultima, interessantissima traccia,
Secret City va a citare l'elettronica come preludio ad un bel finale disteso e sostenuto, corredato di ispanismi chitarristici.
Un disco che era necessario riportare alla luce, un disco cui tributiamo un ottimo, che premia il genio delle composizioni di questi tedeschi, l'assoluta qualità tecnica dal punto di vista esecutiva e la capacità di spaziare senza inibizioni in ogni anfratto dei generi musicali.
Chapeau.